La tradizione di un antico mestiere rivive nel Museo dello Scalpellino

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A Madonna del Sasso si possono visitare santuario e Museo dello Scalpellino

Guardando lo sperone roccioso che si erge a strapiombo sul Lago d’Orta, si comprende perché viene chiamato “il balcone del Cusio”: giungendo dal centro di Boleto (una delle quattro frazioni del Comune di Madonna del Sasso) al santuario della Madonna del Sasso, a 638 metri di altitudine, si arriva infatti ad abbracciare con lo sguardo tutto il Lago d’Orta. Sono tante le leggende legate al luogo e all’edificazione del santuario, che sembra essere stato realizzato nel suo impianto attuale (con struttura a croce greca e pronao con pilastri) agli inizi del XVIII secolo e che racchiude interni in stile barocco con affreschi e putti lignei di pregio. Però la località non offre solo un panorama mozzafiato e attestazioni di antica devozione, ma rivela anche una tradizione artigiana fiorita in una cosiddetta terra di mezzo, non ancora montagna ma neppure collina, la cui economia era sostanzialmente legata all’estrazione di granito bianco nelle cave sottostanti il santuario della Madonna del Sasso e alla lavorazione dello stesso, attraverso l’attività degli scalpellini, cioè dei “picasass”. A raccontare questo mondo, fatto di fatica e di lavoro, è sorto a Boleto il Museo dello Scalpellino, che attraverso un percorso espositivo in due sezioni – la prima dedicata alle immagini del lavoro e agli strumenti originali; la seconda alla documentazione della vita degli scalpellini attraverso un video d’epoca – parla, con immagini e oggetti, di esperienze di vita e dell’evoluzione di un’industria estrattiva che ha portato, grazie alla maestria dei “picasass”, pregevoli manufatti in tutto il mondo. Per info: Ecomuseo del Lago d’Orta e Mottarone 0323 89622; www.lagodorta.net.



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