Alla scoperta dei Sacri Monti: l’anima religiosa delle Alpi

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Il Sacro Monte Calvario di Domodossola

Le Alpi, nella stagione invernale, attirano sportivi e turisti per le più rinomate località sciistiche e per paesaggi innevati da cartolina. Forse non tutti sanno, però, che nell’arco alpino occidentale sono incastonati dei luoghi che l’Unesco ha inserito, già nel 2003, nella lista del Patrimonio Mondiale. Si tratta dei Sacri Monti, autentici gioielli della creatività artistica e della devozione religiosa, che sono sorti tra le fine del Quattrocento e il Seicento, su indicazione prima dell’Ordine dei Minori Osservanti e poi di San Carlo Borromeo, per riproporre quei luoghi santi di Palestina difficilmente raggiungibili allora dai pellegrini cristiani e successivamente per contrastare la diffusione della Riforma Protestante in Italia. Per ciò queste piccole cittadelle fortificate sono poste nelle vallate alpine o sui valichi. In Piemonte se ne trovano diversi: quello di Varallo Sesia, di Belmonte, di Crea, di Oropa, oltre a quelli del Novarese e del VCO siti a Orta, Ghiffa e Domodossola, che sono stati riconosciuti anche come riserve naturali speciali. Per capire come in questi luoghi natura, arte, storia e fede si siano sapientemente amalgamate, è sufficiente visitare una di queste “cittadelle”, magari seguendo uno dei tre itinerari “lungo le vie della Fede” che il Distretto Turistico ha individuato. Partendo dal Sacro Monte Calvario, che sorge su un’altura alle spalle di Domodossola: qui, nel 1656, due frati cappuccini, padre Gioachino da Cassano e Andrea da Rho, ebbero l’idea di edificare un complesso monumentale che esprimesse la devozione a Cristo Crocifisso. Inizialmente venne costruita la chiesa e tre cappelle; nel tempo, il percorso devozionale venne completato ed oggi consta di quindici cappelle immerse nel verde, che raccontano, attraverso gli affreschi e le sculture improntate ad un efficace realismo, tutti i momenti della passione di Gesù, da quando comparve dinanzi a Pilato, sino alla sua morte e deposizione dalla croce, per chiudersi con la quindicesima cappella – detta la Cappella del Paradiso e ritenuta a buon diritto “straordinaria”, in quanto il numero canonico delle cappelle dei sacri monti era di quattordici unità – all’interno della quale nove statue di terracotta realizzate dal Rusnati, rappresentano la scena della resurrezione. Oggi l’intero complesso del Sacro Monte Calvario è custodito dai padri Rosminiani, che, nel luogo in cui Antonio Rosmini si stabilì nel 1828 e in cui fondò l’Istituto della carità, hanno istituito un centro di spiritualità. Il complesso, suggestivo anche per la visione che da qui si gode dell’Ossola, essendo inserito in una riserva naturale, consente anche un’osservazioni di diverse specie arboree, tra cui querce, aceri e sequoie, e di poter godere della tranquillità in quell’oasi di verde e di pace che sono i giardini dei padri Rosminiani. Il percorso può proseguire, poi, alla volta del Santuario della Madonna del Sangue di Re, che si trova nel cuore della Val Vigezzo: qui è custodito l’affresco trecentesco della Madonna che allatta, protagonista di un miracolo e da allora oggetto di devozione da parte degli abitanti dell’intera valle.



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